martedì, Gennaio 19, 2021
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Basta un lampo al Brasile: finale con gli Usa

[oblo_image id=”1″] Il Brasile è più di nazione: per numero di abitanti e dimensioni è un continente. A quelle latitudini il calcio è qualcosa di diverso rispetto agli altri sport. Il pallone diviene una religione laica a cui affidare sogni di gloria, aneliti di riscatto, desideri di festa. Marcello Lippi dopo aver incassato tre sberle lo aveva detto: ci sono 1.300 giocatori brasiliani sparsi per l’Europa, potrebbero fare una ventina di compagini competitive. Forse ha esagerato ma i carioca rimangono un pozzo senza fondo di talento. Non sorprende quindi che a decidere la semifinale di Confederations Cup contro gli indemoniati padroni di casa del Sudafrica sia stato Daniel Alves, uno che con un altro passaporto sarebbe titolare inamovibile e che invece con la maglia verdeoro è costretto ad iniziare le partite seduto  in panchina. Puoi essere il secondo miglior laterale destro del mondo, ma se hai la sfortuna di avere come compagno di squadra il numero uno, devi fare buon viso a cattivo gioco aspettando pazientemente il momento giusto per entrare in azione. Così mentre incombevano i supplementari su una gara condotta magistralmente dagli indomabili springbook, Dunga ha estratto l’asso dalla manica. Dani Alves è entrato a dieci minuti dal termine sapendo di dover lasciare il segno e di non potersi lamentare dell’inevitabile “dirottamento” sulla fascia  sinistra, per non intralciare l’azione di Maicon sull’altra corsia. Quando quasi allo scadere il Brasile ha conquistato una punizione dal limite dell’area , ha allontanato tutti i compagni. Nello sport ai massimi livelli, gli occhi dei protagonisti non tradiscono e quelli del terzino del Barcellona erano piuttosto eloquenti. Come accade quando si assiste ad un film dall’epilogo scontato, ancora prima che iniziasse la rincorsa già si intuiva cosa avrebbe riservato il seguito: tiro furioso e palla in rete. Con tanti saluti all’orgoglioso Sudafrica e alle impertinenti trombette dei tifosi, il Brasile arriva in finale con il minimo sforzo dopo una prova d’ordinaria amministrazione. Senza divertire più di tanto, senza offrire un gioco entusiasmante, senza spingere sull’acceleratore. Ma anche stavolta l’obiettivo è a portata di mano. In fondo, quando sei così dannatamente superiore agli avversari, puoi concederti il lusso di vincere tenendo nascosto il meglio del repertorio. E’ la forza di un continente dove il calcio è qualcosa di più di uno sport, dove le Coppe del Mondo in bacheca sono 5 ma sarebbero potuto essere 15 come ha sottolineato Rudy Voeller tratteggiando i rapporti di forza con le altre nazionali. Gli Usa sono avvisati: i 90 minuti che li separano dal più importante titolo della loro storia rischiano di diventare lunghissimi.

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