Bad Bones: essere capaci di essere

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[oblo_image id=”1″] La Rock band di oggi, prende vita qualche anno fa a Mondovì ,in provincia di Cuneo. I Bad bones, un moniker che li personifica , uniti come fratelli, che per portare avanti il loro sogno e la loro passione, decidono di mettersi in gioco totalmente, spingendosi oltre i limiti. Propongono un Rock minimale, per nulla artefatto, ma non per questo semplice, uno stile che rappresenta a pieno l’ umile, forte e salda personalità di questa formazione, in cui è chiaramente percepibile un’ insolita alchimia musicale e personale, che gli permette di trasmettere attraverso il loro sound ciò che realmente sono, la loro musica è il loro essere tramutato in note.

Approfondiamo il percorso dei Bad Bones grazie a questa intervista.

LINE-UP

Max Bone cantante

Meku Bone chitarra/voce

Steve Bone basso/voce

Lele Bone batteria

Come e quando nascono i Bad Bones?I Bad Bones nascono il 6 maggio 2007, il giorno del nostro primo e inaspettato concerto, Elisa Over ,ex-‘White Skull’, ora con gli ‘Spidkilz’, mi telefonò qualche giorno prima chiedendomi se io Lele e Meku potevamo andare ad aprire il concerto della sua band di allora, i DB Killer in un piccolo pub a Recco vicino a Genova perché  la loro scaletta era troppo corta per le due ore richieste dal proprietario del locale, così facemmo una prova per quel concerto e durante quella jam indimenticabile, scrivemmo quasi la metà dei pezzi contenuti nel nostro primo album “Smalltown Brawlers” tra cui “Poser” e “Into the Madhouse”…incredibile…era successo qualcosa di magico…

Da cosa deriva la scelta del vostro moniker e cosa significa per voi?  Il giorno di quel primo concerto non avevamo pensato a un nome, così ci presentammo come Sin City, ma non era il nome definitivo, lo sapevamo, dopo qualche giorno eravamo in sala prove e iniziammo a mettere giù qualche pezzo nuovo, Meku legge un paio di testi e mi dice: “Steve!… cazzo stai tirando fuori tutti i tuoi scheletri nell’armadio…ne hai di ossa cattive chiuse là dentro eh?!” e io lo guardo e gli faccio: “fratello…grazie mi hai dato un’idea…ci chiameremo Bad Bones…ossa cattive!!!”  Era adatto, suonava bene, rappresentava bene il nostro Rock’n’roll scarno veramente ridotto all’osso,tre fratelli, chitarra basso batteria voce…stop.

Una formazione composta da musicisti di un certo spessore, da quali esperienze musicali derivate? Tutti e tre suoniamo da una vita e abbiamo fatto strade parallele, che di tanto in tanto s’ incrociavano prima dei Bones. Ho passato undici anni negli ‘Anthenora’, con i quali ho fatto due dischi e quattro tour insieme al batterista degli ‘Iron Maiden’ Nicko Mc Brain, è stato stupendo poter  condividere il palco e conoscere personalmente uno dei miei idoli! 

Poi un disco con i ‘Broken Arrow’ di Nick Savio, quattro anni nei ‘White Skull’ e diverse collaborazioni.  Meku è partito con i ‘Minstrel Shade’, per poi raggiungermi nel 2005 negli ‘Anthenora’ e insieme siamo partiti con i Bones nel 2007, Lele ha un background più garage rock avendo militato in band come i ‘Mirsie’ e gli ‘Endura’.  Il fatto di unirsi e dedicarci anima e corpo a questo progetto è stato naturale e inevitabile, volevamo la nostra band.

Come vivete la musica, o meglio come la musica vive in voi?  La viviamo come una grande passione, una grande gioia e allo stesso tempo una sfida, vogliamo scrivere dischi sempre migliori, continuare a viaggiare, imparare nuove cose, condividere emozioni positive o negative che siano, la band ci rappresenta molto bene, siamo e saremo sempre degli outsiders, cerchiamo la verità e il senso dell’invisibile, il desiderio di riuscire a trasmettere qualcosa che è nostro nel profondo a qualcuno, questa è la nostra vita.

Come definireste personalmente il vostro stile e genere? Siamo una rock band scheletrica, cerchiamo di essere minimali negli arrangiamenti andare dritto al sodo senza troppi ricami, cerchiamo l’immediatezza e il groove, abbiamo un’anima blues (Meku) una metal (Steve) e una punk rock (Lele), suoniamo lasciandoci stordire dal brontolio dei nostri stomaci! 

Una  Rock band, che ha saputo personalizzarsi al meglio, a quali grandi icone si ispira la vostra musica? 

Abbiamo tritato e centrifugato tutto dai ‘Rolling Stones’ agli ‘Ac/Dc’,  passando per ‘Iron Maiden’, ‘Whitesnake’,’ Guns’n’Roses’,’ Hendrix’,  ‘Nirvana’, ‘Alice in Chains’, ‘Faith no More’, ‘Led Zeppelin’, ‘Black Sabbath’ , ‘Motorhead’ e ZZ Top’. Sono felice del nostro sound…siamo tutto e il contrario di tutto, siamo i Bad Bones!

Come prendono vita i vostri testi e chi di voi se ne occupa? Quali tematiche trattano? I testi sono una cosa di cui mi occupo io, parlo delle mie esperienze personali, di speranze, dei nostri viaggi e delle cose che abbiamo vissuto, amo condividere le cose che scrivo con gli altri e spesso prendo ispirazione proprio da loro, da quattro anni ormai siamo una specie di carovana da circo che gira senza sosta e di cose da raccontare ce ne sono davvero tante, stiamo vivendo un periodo incredibilmente intenso della nostra vita e i nostri dischi lo raccontano canzone dopo canzone.

‘ Smalltown Brawlers ’, è la vostra prima creatura, un suono ruvido e di personalità, ottimamente recensita:  presentatela.  ‘Smalltown Brawlers,’ rappresenta in maniera perfetta quello che eravamo durante i primi mesi di questa storia, una band sfrontata, senza peli sulla lingua, con poco tempo da perdere e molto da fare e da dimostrare, il disco è stato concepito nell’arco di un mese e registrato e mixato in quattro giorni, incredibile vero? Sono molto legato a quei pezzi eravamo viscerali e vulcanici e se penso a quanto ci ha portati lontano quell’album, così grezzo e spigoloso mi vengono ancora i brividi, c’era una grande energia in quei giorni in studio ed eravamo estremamente convinti di quello che facevamo e chi eravamo. Un ottimo inizio!

Il 2008 rappresenta per voi un importante momento di svolta, cosa succede?  Il 2008 è un anno cruciale per noi, durante una vacanza a Los Angeles di dieci  giorni , a gennaio ci ritroviamo a suonare sul palco del ‘Whisky a Go Go’, sembrava un film, non eravamo andati la per suonare volevamo solo spassarcela con i primi soldi guadagnati da “ Smalltown “, ma lasciammo il cd al management del Whisky e il cd piacque così tanto che ci fecero suonare. Tornammo in estate e facemmo tre mesi in California suonando ventidue date, tra cui la partecipazione all’Hollywood Rock Convention, con i ‘Pretty Boy Floyd ‘e gli ‘Enuff’z’Nuff’, e al Summerfest di Port Hueneme oltre alla data al Whisky a Go Go il quattro luglio ossia il giorno dell’indipendenza Americana. Un’avventura unica che ci ha segnati in maniera decisamente forte, la California è ormai la nostra seconda casa!

La vostra folle e inaspettata esperienza  americana, che apporto vi ha dato sia a livello musicale, che personale? Tantissimo! A livello personale ci siamo messi in gioco in maniera radicale, non siamo andati giù con un tour prestabilito e un management, abbiamo mollato tutto e siamo partiti, abbiamo vissuto come barboni e piano piano ci siamo fatti un nome trovando un bravo manager, anzi due, e un sacco di amici che ci hanno aiutati tantissimo, ora laggiù c’è una casa che ci aspetta, un furgone e una backline pronti all’uso, abbiamo dimostrato a noi stessi che i limiti non esistono, che se uno vuole una cosa e si impegna niente è precluso, abbiamo imparato a condividere le sofferenze e le gioie a superare la fame e la frustrazione dei primi giorni, ma siamo stati uniti e abbiamo lottato insieme per quello in cui crediamo, anche il modo di suonare è cambiato in quei giorni, la nostra musica suonava più vera e potente, l’America è un pezzo importante della nostra storia infatti noi diciamo spesso che i veri Bad Bones sono nati a Wilmington un quartiere messicano dietro al porto di Los Angeles, in quel deposito abbandonato in cui vivevamo tra gli stenti. 

Come e in che modo avete vissuto il vostro periodo  negli States? Come dicevo prima l’inizio è stato duro, senza soldi senza una prospettiva se non quella di suonare al Whisky a Go Go e con la fame, poi piano piano la gente ha iniziato a conoscerci e le date iniziavano ad arrivare e così i management e i promoters ci facevano proposte, dalla povertà di Wilmington ci siamo trasferiti in una bella casetta a Silverstrand Beach, a Oxnard circa due ore di macchina a nord di LA nella contea di Ventura e lì è sbocciata una realtà diversa, fatta di un sacco di amici di feste e casini di ogni tipo, la fame e le sofferenze del primo mese erano solo un brutto ricordo, consapevoli di essere riusciti a costruirci una base laggiù.

2008: esce il vostro EP ‘Dead Boy’, cosa troviamo ascoltandolo? Appena rientrati dall’America, ci accorgiamo che le scorte di “Smalltown” erano ormai esaurite e ci toccava ristamparlo, avevamo una proposta dalla Red Pony per la ristampa del disco e l’abbiamo accettata, l’etichetta però ci chiedeva delle bonus da inserire nella riedizione del disco e così entrammo in studio a registrare qualche pezzo, a quel punto però ci eravamo resi conto che i ragazzi che avevano già comprato l’album avrebbero dovuto ricomprarlo per avere i tre pezzi nuovi e a noi non sembrava giusto, così è nata l’idea dell’EP in cui c’erano le bonus della nuova edizione di “Smalltown” più “Don’t let the Spirits get” in che è poi finita sull’ album ” Family”.  “Dead Boy”, è un regalo per chi ci aveva seguito fin dalla prima ora, è stato registrato in un paio di giorni in presa diretta e ci sono pezzi che sono diventati dei must nei nostri concerti come la title-track o “A mission for you” , è poi c’è una cover dei Vanadium “We want live with R’n’R”,  con alla voce niente meno che Pino Scotto in persona ed è stato un grande onore poter lavorare con lui ed avere la sua partecipazione nel nostro EP, grazie Pino.

Dopo l ‘America, l ‘Europa, in quali stati avete suonato? Abbiamo suonato un po’ ovunque, Francia, Germania, Svizzera, Repubblica Ceca, spesso insieme ad altre band alcune volte da headliner, bello viaggiare, arrivi sul palco stanco morto e allo stesso tempo trovi un’energia immensa dentro te, quasi come avere una dinamo attaccata tra le ruote del furgone e le nostre anime… più km facciamo più arriviamo carichi allo show…strano ma vero!

Per quanto invece concerne l’ Italia, dove vi siete esibiti e con quali band avete condiviso il palco? In Italia, abbiamo suonato tantissimo soprattutto dopo “A Family Affair” da Roma a Bari a Torino, Milano, Modena, Genova, Treviso, Udine ecc.. passando per palchi prestigiosi come quello dell’Alcatraz di Milano, per l’Italian Gods of Metal a quello del Motorock di Cremona, del Liff Festival di Varese, il Maximum Rock di Trecate, il Metal Valley di Rossiglione, o Balla con I Cinghiali a Bardineto, senza dimenticare il nostro amato Nuvolari a Cuneo.  In questi anni abbiamo incrociato tantissime bands dalla Strana Officina con cui abbiamo condiviso il palco tantissime volte agli ‘Hardcore Superstar’, agli  ‘LA Guns’, agli ‘Entombed’, agli ‘Youth Brigade’, ‘Trick or Treat’, ‘Dumper’, ‘Elvenking’, ‘Lucky Bastardz’, ‘Secret Sphere’, ‘Sfregio’, ‘Backstage Heroes’, ‘Adam Bomb’, ‘Il Genio’ (si proprio quelli di pop-porno!) ‘Murphy’s  Law’, ‘Pino Scotto’, ‘Enuff’z’Nuff’, ‘Pretty Boy Floyd’, ‘Zankoma’, ‘Preachers and Pornstars’ e tantissimi altri…l’elenco potrebbe diventare infinito!

Il 2010, vede nascere il vostro ultimo album, intitolato ‘A Family Affair’ parlatene, e quale importante guest star ha collaborato al vostro fianco?  “A Family Affair”, è un disco nato e cresciuto on the road, molti pezzi sono stati composti nel 2008 mentre eravamo in America, altri durante l’anno successivo e solo tre sono stati scritti a ridosso delle registrazioni, siamo molto fieri di questo album perché è un po’ come una raccolta di  fotografie, ascolti una canzone e ti ricordi dov’eri, cosa pensavi in quel momento, è un frammento della tua storia. La maggior parte delle canzoni di quel disco sono state suonate live molto prima di essere registrate ed alcune erano già diventate dei caposaldi della nostra scaletta durante i concerti, “Ghost Town Blues”, “A Family Affair” e “Desperado”  erano già dei must per il nostro pubblico ben prima di essere registrati. Questo disco ha sicuramente segnato un grande passo in avanti, la collaborazione con Nadir Music ci ha permesso di crescere molto e abbiamo ottenuto una ottima visibilità.  Come era già successo con “Dead Boy” abbiamo collaborato con un personaggio importante dell’Hard&Heavy nazionale e questa volta è stato il turno di Roberto Tiranti dei ‘Labirynth’, che ha prestato la sua voce su “Desperado”, inutile dire che la sua performance è stata a dir poco incredibile e che la sua partecipazione ci ha riempito di gioia.

Quale è stata la vostra esperienza o collaborazione più soddisfacente? E quella più deludente? Difficile fare una classifica dell’esperienza più bella, l’America mi verrebbe da dire, ma forse, e più semplicemente, direi che sia proprio fare parte di questa band! Siamo molto orgogliosi di quello che siamo riusciti a fare in questi anni e ringraziamo tutti quelli che ci hanno aiutati da Get Rocked/Red Pony a Nadir Music e Eagle Booking, ai produttori dei nostri dischi Tony Fontò (Smalltown Brawlers), Ricky Parravicini (Dead Boy) e Tommy Talamanca (A Family Affair), ai ragazzi che pur non salendo sul palco si sbattono per noi da Frank il nostro fonico a Michele, Paola e Valeria con Madhouse Music a Roy Sotelo e Peter Boukonos che ci hanno salvato la pelle in USA, ai giornalisti che hanno creduto in noi fin dall’inizio come Fabio Magliano, Andrea Lami, Elisa Penati, Simone Sacco e Stefano Cerati, a tutti i promoters e i locali che ci hanno fatto suonare in questi anni…insomma tutte esperienze e persone stupende. Per quanto riguarda invece la delusione ti direi la difficoltà di vedere emergere nel nostro paese una nuova scena hard rock, se penso a band nostrane come ‘Lucky Bastardz’, ‘Hell in the Club’, ‘Dust in Eyes’, ‘Warnipples’ e tante tante altre penso che l’Italia non abbia niente in meno dell’America o del Nord Europa come qualità…sogno una scena nazionale in grado di esportare la buona musica che già c’è!

Sotto l ‘aspetto musicale, l ‘estero offre molte più possibilità ,  e  la mentalità rispetto a certi generi è molto più evoluta di quella italiana,  mettendo a confronto le due diverse realtà, cosa vi sentite di dire in proposito? Mi ricollego a quanto detto prima, l’estero offre più possibilità solo per un discorso di investimenti, non per qualità della musica o di strutture, in Italia abbiamo ottime bands ottimi studi di registrazione, fonici e produttori eccezionali ma abbiamo major votate al pop e alla canzone italiana che non capiscono un cavolo di rock e che inondano le radio e le TV di schifezze di ogni tipo. Sogno un cambiamento dal basso, vorrei che si riscoprisse il gusto dell’underground, di andare nei piccoli club a sentire le bands che propongono nuovi suoni, lasciando stare per una volta le covers, i tributi e la discodance, vorrei ci fosse più cultura e meno fuffa, se la gente capisse la poesia che nasce nei piccoli clubs, le cose cambierebbero e  allora saremmo una nazione molto competitiva!

A breve alla famiglia Bad Bones si unirà un nuovo fratello, di chi si tratta? E come siete arrivati a questa decisione? Questa è una notizia freschissima, abbiamo deciso di allargare la famiglia e prendere un cantante e il posto è di Max “Bone”  Malmerenda  già con Suprema e H-George, d’ora in avanti saremo in quattro e la storia si farà davvero esplosiva! La decisione è nata in maniera del tutto spontanea, come succede sempre da quando esiste la band, Max si è unito a noi per fare qualche pezzo alla fine di un nostro concerto al R’n’R di Rho il ventidue luglio e l’inferno che ha fatto scattare in quel quarto d’ora di jam sul palco ci ha fatto capire che…beh… doveva per forza unirsi a noi! Siamo davvero felici di questa novità, le prove procedono molto bene e Max ci sta passando un entusiasmo contagioso, è una nuova sfida e noi adoriamo queste situazioni, non c’è mai niente di prevedibile con i Bad Bones…se sei mesi fa mi avessero detto che avremmo avuto un quarto elemento nella band mi sarei fatto una risata…invece… Benvenuto in famiglia Max!

Visto il vostro percorso, vissuto tra due realtà molto differenti, cosa consigliereste a chi sta per intraprendere il proprio percorso musicale in ambito Rock e Metal? Il consiglio è semplice: suona la musica che ami per l’ amore che hai per lei e solo per quello, non pensare ai soldi, alla stanchezza, alla precarietà in cui ti costringe ogni giorno, suona perché suonare è la tua vita e non perché fa figo, suona per cercare dentro di te qualcosa di puro da donare agli altri senza aspettarti che gli altri lo capiscano o lo apprezzino, suona perché hai accettato la sfida di metterti  nudo davanti alla gente e hai vinto la paura e l’imbarazzo, suona per condividere con gli altri componenti della tua band un’avventura che ti porti lontano nello spirito…e non importa se vai in America, in Oriente o solamente nella cantina del tuo vicino di casa… 

Dove potremo vedervi live prossimamente? Il prossimo concerto sarà molto importante! Il ventidue ottobre, presso i Magazzini Musicali Merula a Roreto di Cherasco, presenteremo Max in uno show-case pomeridiano cui tutti siete invitati! Sarà una grande festa di benvenuto a Max  e potrete  farvi un’idea di quello che è, e che sarà il nuovo corso della band! 

Potete anticipare qualcosa riguardo ai vostri progetti e collaborazioni future? Stiamo valutando diverse opzioni, sicuramente siamo concentrati sul nuovo disco, questo è il nostro obiettivo principale, abbiamo qualche idea ma credo che il grosso del lavoro verrà fatto tra novembre e gennaio 2012, se tutto va bene entreremo in studio in primavera e il disco potrebbe uscire in autunno, non prendete queste date per certe…ma diciamo che in teoria il piano di lavoro è questo. Visto che l’attesa per il nuovo album sarà un po’ lunga…non è detto che non faremo qualche sorpresa ai fans già in primavera… abbiamo qualche idea al proposito ma non mi sento ancora di confermare nulla di certo. Volevo ringraziare te e tutta la redazione di Oblò per questa intervista!

Bad Bones, un Rock made in Italy di tutto rispetto, una musica senza tempo, che non si attiene a stili se non al proprio, una band dalle idee chiare, uniti per la musica e per la loro passione, in attesa di sentire il nuovo apporto vocale di Max, e del nuovo album, seguiamoli e sosteniamoli, e soprattutto rendiamoci conto dei grandi tesori musicali nostrani che possediamo , non bisogna spostarsi di molto per ascoltare ottima musica e per vedere suonare eccellenti musicisti.

Ringrazio Steve Bone e tutti i fratelli Bones per la collaborazione e per l’ interessante e costruttiva intervista.

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