Arrivare in testa al rettilineo finale. E sbagliare strada…

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[oblo_image id=”1″] Leanid Karneyenka: anni 22, bielorusso, sciatore di fondo. Sogno? Arrivare alla finale delle Olimpiadi. Fin qui, l’identikit di un atleta come tanti altri con un obiettivo comune a tanti altri. E come  tanti altri, Leonid ha visto svanire le sue speranze. Ma il come è da raccontare. All’ultima curva della semifinale a squadre sprint di Vancouver era in testa con un margine rassicurante. Non vedeva l’ora di presentarsi sul rettilineo conclusivo per scaricare le energie rimaste e chiudere braccia al cielo. Purtroppo, non ha visto neanche il segnale che indicava quale fosse la pista da seguire ed ha clamorosamente imboccato la corsia riservata nei primi giri ai cambi tra compagni di squadra. Risultato? Qualificazione buttata alle ortiche, qualche lacrima tra rimpianto e delusione per aver vanificato con una sbadataggine anni di allenamento. 

Tuttavia le cronache sportive non sono nuove a simili problemi di “orientamento”. I resoconti del ciclismo d’altri tempi sono ricche di esempi di fughe solitarie dissolte perchè i battistrada avevano smarrito la retta via. Ancora più eccezionale quello che è successo al giro del Benelux del 2005 dove fu tutto il gruppo a deviare dal percorso corretto costringendo la giuria di gara a fermare i fuggitivi per ripristinare il vantaggio originario.

Altro abbaglio comune è quello di confondersi sull’orario. Il caso più famoso è quello capitato a Reinaud “Rey” Robinson, autentico fenomeno della velocità giunto alle Olimpiadi di Monaco nelle vesti di grande favorito. Peccato che il suo allenatore non si sia accorto di una variazione sul programma delle gare impedendo al suo atleta di arrivare in tempo per prendere il via alle batterie dei 100. A volte. però, anche ai campioni più distratti può capitare di prendersi la rivincita. In bocca al lupo, Leanid, hai tutta la nostra solidarietà.