Anna è viva. Storia di una giornalista non rieducabile

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[oblo_image id=”1″]Anna è viva. Questo il titolo del nuovo libro di Andrea Riscassi, pubblicato da Sonda Edizioni. La storia di Anna Politkovskaja, giornalista non rieducabile, è il tema centrale del saggio del giornalista della Rai: corredato da una prefazione dell’attrice teatrale Ottavia Piccolo, Riscassi ripercorre le tappe salienti della vita della giornalista russa uccisa, il suo rapporto con il potere che non ascolta la sua voce e quello con la popolazione cecena distrutta da decenni di guerre e violenze. Intermezzato da stralci di articoli nei quali esamina il ruolo del giornalista: “Descrivi quello che vedi, metti insieme i fatti e analizzali. Punto e basta”, l’autore unisce la conoscenza e consapevolezza dello stato attuale della libertà di stampa alle continue minacce di morte che portarono Anna alla morte nel 2006.
Omicidio rimasto impunito. Come la maggior parte delle angherie che l’esercito russo ha perpetrato in Caucaso. Se il colonnello pluridecorato Yuri Budanov, è stato condannato a dieci anni di carcere (scarcerato dopo otto anni per buona condotta), dopo aver violentato, straziato e ucciso la diciottenne Elza Kungaeva è merito della coraggiosa giornalista.
Le battaglie di Anna sono battaglie che rispecchiano una “democrazia dei sogni”: se lo stato non assicura alla giustizia i criminali, la scia di violenza genera altra violenza e il vortice di morte non si arresta. I ricavati della vendita del libro sono destinati all’Associazione AnnaViva.
Di seguito l’intervista ad Andrea Riscassi.

Quali sono le difficoltà incontrate nella stesura di questo libro?
Il libro nasce da una serie di conferenze che ho fatto a partire da 2007, da quando ho lanciato il primo appello “Per non dimenticare Anna Politkvoskaja”. La difficoltà principale era negli interventi pubblici, come nel libro, rendere accessibile Anna anche a chi non ha mai comprato un suo libro, anche a chi l’ha solo semplicemente sentita citare. C’è ovviamente il rischio di banalizzare il tutto, ma facendo il giornalista anche io, questo è un rischio che chiunque di noi deve affrontare ogni giorno.

Dalla morte di Anna lo stato di informazione in Russia ti sembra cambiato?
Non mi pare. Qualche segnale positivo è arrivato (la prima intervista del presidente Medvedev alla Novaja Gazeta, il giornale di Anna), ma nel complesso la situazione è drammatica. Freedom House continua a considerare la Russia uno dei peggiori paesi al mondo nel quale i giornalisti possono operare. E infatti continuano a morire o a essere picchiati. È un fatto che purtroppo succede molto spesso e che non è diminuito di intensità malgrado il sacrificio della Politkovskaja. D’altronde il fatto che l’inchiesta giudiziaria sul suo omicidio sia finita nel nulla, rafforza quanti non accettano che i giornalisti facciano il loro mestiere e sono pronti a pagare un killer per metterli a tacere.

Che ricordo personale hai di lei?
Io non l’ho conosciuta personalmente. Ho lanciato il primo appello perché ritenevo intollerabile che dopo pochi mesi la si dimenticasse. Da lì è partito il tutto, come una piccola valanga che mi ha portato a conoscere migliaia di persone e che ha fatto nascere l’associazione Annaviva.

Si stanno organizzando sempre più giovani in associazioni violente di rimando nazista. Cosa ne pensi in merito?
Penso sia frutto da un lato dall’imposizione di valori comunisti che per sessant’anni è stato il Vangelo da quelle parti. I giovani alternativi nell’ex mondo sovietico erano ovviamente di destra. L’estremismo razzista e nazionalista nasce poi da un certo ‘celodurismo’ che chi ha guidato la Russia negli ultimi anni ci ha tenuto a mostrare. Come diceva la Politkovskaja “la Russia si è cecenizzata”. A furia di accettare che una parte della popolazione della Federazione fosse trattata come se fosse “inferiore” si è legittimato in qualche modo anche questi gruppi neo nazisti. Non sono numerosi, ma molto visibili e poco perseguiti dalle autorità.

Quali sono le prossime iniziative di Anna Viva?
Annaviva cercherà di tenere viva la memoria della Politkovskaja e provando a “fare politica estera dal basso”. Non vogliamo che si dimentichino le violazioni dei diritti umani solo perché siamo succubi del gas russo.

Anna è viva. Storia di Anna Politkovskaja una giornalista non rieducabile
di Andrea Riscassi
Edizioni Sonda
14 euro