Altro che Mister X: il Toro ricomincia da 3 schiaffi

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[oblo_image id=”1″] Meglio parlare con i fatti. Un adagio che vale spesso nella vita, sempre nel calcio. E così in tanti avevano accolto con sospetto il comunicato con cui una misteriosa cordata guidata da un anonimo facoltoso imprenditore annunciava l’intenzione di rilevare il Torino. Un fulmine a ciel sereno poichè il presidente in carica, Urbano Cairo, non aveva mai sostenuto di voler passar di mano il timone. E’ ancora presto per dire se i sedicenti acquirenti nascondano un poker d’assi nella manica o se si tratti di un clamoroso bluff, ma il timore che certe voci potessero disturbare l’ambiente si è rivelato più che fondato. Se l’epilogo del 2008 aveva fatto intravedere ai granata uno spicchio di sole con il successo sul Napoli. l’avvio del 2009 ha segnato il tuffo in una notte che più fonda non si può. Le tre sberle ricevute a Marassi da un Genoa che si diverte e fa divertire giocando un calcio moderno e veloce, devono servire di lezione. Il Grifone ha fatto della semplicità una virtù: nessun proclama, gruppo compatto e fiducia piena ad un allenatore preparato come Giampiero Gasperini. La sinfonia rossoblu non ha conosciuto pause: una superiorità che non si può spiegare solo con motivazioni tecniche. I genoani hanno abbinato ordine tattico a ritmi indiavolati, entusiasmo e piacere nel sacrificarsi. E il Toro? Non pervenuto. Spento, apatico, rassegnato. Probabilmente anche distratto dalle voci sul possibile cambio di guardia dirigenziale. Perchè se qualcuno non se ne fosse accorto, è bene leggere con attenzione una classifica tutt’altro che sorridente. E prima di avventurarsi in voli pindarici, sarebbe opportuno ammettere che la salvezza passerà attraverso sudore, fatica e sofferenza. Una prospettiva che spesso ha esaltato il Toro ispirando alcune delle pagine più belle della storia granata. Ma ora qualcuno sembra essersene dimenticato