domenica, Gennaio 17, 2021
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Alla Sala Assoli, Balkan Burger di Stefano Massini

[oblo_image id=”1″] Presentato nel 2011 in forma di studio e richiesto già all’estero come un piccolo caso, il testo di Stefano Massini Balkan Burger è diventato un monologo affidato a Luisa Cattaneo, già protagonista di alcuni dei più noti testi di Massini (“La gabbia”, “Donna non rieducabile”, “Frankenstein”, “L’Italia s’è desta”), e sarà in scena, alla Sala Assoli di Napoli, da martedì 26 febbraio 2013 alle ore 20.30 (in replica fino a domenica 3 marzo),

Sul palco con lei, in quest’affascinante cavalcata fra ironia e dramma, è il noto musicista Enrico Fink, qui autore di una vera e propria drammaturgia musicale, sospesa fra kletzmer e Bregovic.

In occasione delle repliche partenopee dello spettacolo, sabato 2 marzo alle ore 18.30, sempre alla Sala Assoli, si terrà la presentazione del libro Quattro storie di Stefano Massini (Titivillus Edizioni, 2013). L’incontro sarà moderato da Giulio Baffi, critico teatrale del quotidiano La Repubblica.

La vena di teatro civile e d’inchiesta di Stefano Massini non si esaurisce e ora, dopo Anna Politkovskaja, in Donna non rieducabile, e Ilaria Alpi, in Lo schifo, trova un’altra eroina, stavolta per svelarci gli orrori disgustosi, perpetrati in nome di un dio, qualsiasi nome gli si voglia dare, quando si fa incentivo di radicalismo fondamentalista

“E’ il testo con il quale mi sento più in linea e che è maggiormente in sintonia con la mia poetica – spiega Massini – qui non c’è niente sulla scena se non un’attrice e un musicista. Mi sono imposto, nell’anno della peggiore crisi, il depauperamento totale del mio lessico teatrale scenico. Enrico suona e Luisa seduta racconta. E’ il mio testo più destrutturato e tutte le forme di pienezza di questo spettacolo stanno nella drammaturgia”.

E’ una storia incredibile, quella di Razna. Nata in una delle tante comunità ebraiche rimaste illese dall’invasione turca, vedrà cambiare la sua vita con il ritmo di una ballata kletzmer. Perché le carte si ridanno di continuo, al tavolo da gioco dei balcani.

Quindi Razna danza con Dio, comunque si chiami. Sullo sfondo di una Hercegovna, dove “se preghi Dio si girano in quattro”, cambierà quattro volte vita e religione. Con la leggerezza rassegnata della vittima sacrificale, Razna muore e rinasce di continuo, perché di continuo la storia cambia, maschera e camuffa il viso.

Tutto scorre, tutto si trasforma al gran bazar delle religioni slave: Roze diventa Razna, impara preghiere cattoliche e litanie ortodosse, lei, figlia di rabbino, frequenterà preti, monache, un iman e un Pope.

Un racconto tutto da ascoltare, una galleria implacabile di personaggi e di situazioni, intrecciate fra loro con il filo conduttore di una macelleria titanica, dove fra uomini e bestie non c’è poi gran differenza

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