Addii, bugie e soldi. Tanti soldi…

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[oblo_image id=”1″] Non esistono più le bandiere. Lo sapevamo, pazienza. Ma sarebbe confortante che il momento dell’addio quantomeno non fosse accompagnato da ipocrisie e piccole o grandi bugie. Guardando i più importanti colpi di calciomercato degli ultimi anni, si scopre come i giocatori sembrino sfidarsi nel trovare la scusa più improponibile per giustificare il passaggio da un club all’altro.

Il precursore è stato Shevchenko commosso nel comunicare il trasferimento dal Milan al Chelsea per consentire al figlio di studiare inglese. Un paio di anni a Londra devono essere stati sufficienti per apprendere la lingua e il bomber ucraino è prontamente tornato sulle rive del Lambro dopo il fallimento con i blues. Ma è il recente mercato a regalare i botti più clamorosi.

Per motivare il suo addio al Milan, Kakà ha scomodato la crisi economica mondiale. E pensare che sei mesi fa rifiutando il Manchester City tra le lacrime baciava la maglia rossonera. Il Milan doveva essere una scelta di vita, la casa dolce casa in cui trascorrere tutta la vita sportiva anche a costo di rinunciare ad un contratto astronomico. Ora di quella notte con i tifosi del Diavolo radunati sotto un balcone in trepidante attesa rimane un pallido ricordo.

In Spagna troverà Cristiano Ronaldo che negli ultimi due anni ha alternato con sconcertante disinvoltura dichiarazioni d’amore per i red devils e aneliti irresistibili in direzione Madrid. In coppia sono stati pagati poco meno di 160 milioni, ma stando alle previsioni delle principali agenzie di relazioni pubbliche ne garantiranno molti di più grazie ad introiti pubblicitari e ritorni d’immagine. Insieme invaderanno i mercati mondiali, divenendo le icone calcistiche più reclamizzate nel mondo. Forti, giovani e pure belli. Possono far tutto, anche vincere le partite. E non è un dettaglio.

Dulcis in fundo c’è Ibrahimovic. Lo svedese ha sempre mostrato una certa incostanza verso squadre ed allenatori. Il leitmotiv è consolidato: dichiarazioni d’amore iniziali, poi qualche frecciatina e infine ricerca del muro contro muro per forzare la cessione. E’ arrivato alla Juve sostenendo di aver sempre sentito il fascino della Vecchia Signora e di dover ringraziare Fabio Capello. Poi si è presentato ad Appiano Gentile ricordando che da bambino tifava Inter e ha incensato Roberto Mancini come miglior tecnico incontrato in carriera. Scettro rapidamente sottratto da Jose Mourinho, accolto anche dall’airone svedese con tutti gli onori riservati allo special one. Ma in questa stagione proporzionalmente ai gol sono arrivate le prime stoccate, i mal di pancia, le smanie di cambiare aria. L’ultima dichiarazione è confortante: “So in che squadra giocherò, ma me lo tengo per me”.

Ecco meglio tacere che illudere. E magari, prima o poi, arriverà anche un calciatore così ingenuo da ammettere di aver cambiato maglia per una scelta di portafoglio e non di vita…