Pubblicato il: 28 Maggio 2008

Velocista gentiluomo: la lezione di Cavendish

Un velocista si gioca tutto in trecento metri. Tutto il lavoro sporco spetta ai compagni. Sono loro che devono scortarlo nelle prime posizioni, tirare il gruppo, portare le borracce, leggere le strategie della corsa. Ma il risparmio di energie ha il suo peso: lo sprinter sa di avere le responsabilità della squadra sulle sue spalle. Se sbaglia vanifica il lavoro di una giornata, non porta a casa i premi, non ha alibi dietro cui nascondersi. Mark Cavendish, 22 appena compiuti è la punta di diamante dell’High Road. In questo Giro d’Italia ha già conquistato due tappe e ha dato vita ad entusiasmanti duelli con l’italiano Daniele Bennati. Da cineteca l’arrivo di Carpi dove il nostro portacolori si impose al fotofinish per quattro centimetri. Ma l’immagine più nitida che l’inglesa lascerà della corsa rosa 2008 non è data da una sua prodezza sportiva. Nell’ultima frazione dedicata ai velocisti, Cavendish era il logico favorito. Aveva dimostrato di essere in grande condizione e il treno dell’High Road aveva preparato tutto a puntino per la volata del capitano. Una superiorità collettiva così schiacciante da far sì che all’uscita dall’ultima curva Cavendish e il fido scudiero Andrè Greipel avessero creato il vuoto alle loro spalle. Tutto era pronto per lo sprint bruciante del britannico che invece, dopo aver controllato la situazione, ha lasciato via libera al gregario. E così Andrè Greispel ha potuto festeggiare il primo successo al Giro sotto lo sguardo soddisfatto del proprio capitano che ha alzato ugualmente le braccia al cielo. Una maturità insolita per un 22enne che ha trovato il modo migliore per ripagare tutta l’High Road mostrando il lato nobile del ciclismo. Perchè sull’albo d’oro rimane un solo nome. Ma a volte arrivare secondi può avere un sapore ancora più dolce. Chapeau sir Mark Cavendish.

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