Pubblicato il: 20 Marzo 2014

Symphonica: il “ritorno” di George Michael con eleganza e maturità

George Michael’s come back

Symphonica

Symphonica

George Michael è tornato. O forse no, dirà qualcuno. Perché Symphonica – pubblicato lunedì e già in testa alla classifica iTunes – non è un album di inediti, ma una raccolta di cover e vecchi successi della popstar, e perché è stato registrato ormai due anni fa, durante l’omonima tournée del 2012, che ha visto, per la prima volta nella storia, un artista contemporaneo solcare il palcoscenico di quel luogo sacro che è il Palais Garnier di Parigi.

Nulla di nuovo, verrebbe da dire. Eppure, Symphonica non è un album da liquidare come l’ennesimo, ritrito tentativo da parte di una popstar di rilanciarsi nelle vendite, e per molteplici ragioni: l’ineccepibile produzione del compianto Phil Ramone, la raffinatezza degli arrangiamenti orchestrali, la sublime interpretazione vocale di un Michael artisticamente più maturo e consapevole che mai.

Un appassionato potrebbe obiettare che la transizione verso una fase più adulta della carriera dell’ex frontman degli Wham! fosse già compiuta nel ‘96 con Older – che, non a caso, significa letteralmente “più grande”, in senso anagrafico – e con l’avventura da crooner di Songs From The Last Century nel ‘99, fino a giungere a Patience, del 2004, ultimo vero album di inediti, il cui titolo – “pazienza” – ancora una volta non suona casuale. Da un lato, se questa interpretazione può sembrare corretta, occorre ricordare come – sia nell’attitudine musicale che in quella personale – la maturità cantata da Michael rispecchiava più una dichiarazione d’intenti (o perfino una forma di autoconvincimento) che una reale presa di coscienza. Lo dimostrano le innumerevoli volte in cui è stato sorpreso in atteggiamenti compromettenti, tutti i suoi eccessi e i suoi abusi, che non poco gli sono costati anche in anni recenti.

Le contraddizioni di quel ragazzo di 33 anni che chiedeva (anzitutto a se stesso) “non credi che sembri più grande? Qualcosa di buono mi è accaduto” e allo stesso tempo ci confidava quanto gli piacesse il “Fastlove” – ossia la promiscuità – sono ormai risolte, fanno ora parte del vissuto di un cinquantenne consapevole. Oggi questa saggezza non necessita di essere esternata con riflessioni e parole rassicuranti su come abbia messo la tessa a posto, probabilmente perché la maturità – esattamente come la femminilità di cui parlava Margaret Thatcher – non è tale se ha bisogno di essere rivendicata.

Per George Michael, il modo più sincero di comunicare la tanto agognata consapevolezza di uomo e di artista è quello di rendere omaggio alle figure (paterne? Si veda Father Figure) che l’hanno accompagnato idealmente per tutta la sua vita: Nina Simone (Feeling Good), Marvin Gaye (Brother Can You Spare a Dime), Elton John (Idol). Lo fa senza effetti speciali, asciugando anche la sontuosità dell’orchestra dal vivo, che assume invece i connotati di un raffinato espediente con cui riarrangiare in sobrietà dei classici del suo repertorio e di quello del grande pop d’autore.

Non ci sono artifici, nemmeno per nascondere con subdoli trucchi da studio i segni che il tempo ha inciso su una voce che negli anni è scesa di tono e che ricorre sempre meno all’acuto e al falsetto (si confronti la nuova versione di Roxanne con quella del ’99), ma che scopre nella sua acquisita profondità una bellezza rinnovata e più naturale che mai.

In questo senso, Symphonica è il manifesto di una popstar differente, atipica: una celebrità palpabile, in carne d’ossa, non di plastica, che lascia trasparire – e che proprio da questo trae forza – la sua umanità, il suo essere un individuo di talento prima ancora che un simulacro da stampare sulla celluloide dei poster da bancarella. E’, in una certa misura, una coraggiosa presa di distanza da tanta banalità in cui versa l’industria discografica.

“Ma dopo dieci anni è tutto qui?” Sì, è tutto qui. Perché un album di inediti si incide (o meglio, si dovrebbe) soltanto quando si ha qualcosa da dire. Al sensazionalismo di quella che – probabilmente – sarebbe stata una mediocre raccolta di cose già sentite con la presunzione di presentarsi come nuove, George Michael ha preferito un’interpretazione magistrale di capolavori già ascoltati milioni di volte, ma di cui non ci stancheremo mai. Occorrono umiltà e saggezza da vendere per rendersi conto che al mondo c’è già troppo rumore perché valga la pena diffonderne dell’altro.

Symphonica il nuovo album di George Michael

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