Pubblicato il: 9 Luglio 2014

Paolo Nutini: lo scozzese dalla voce nera live al Rock In Roma

Paolo Nutini

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Paolo Nutini : uno “scherzo della natura” splendidamente riuscito

Nel 2001, ribaltando l’accezione negativa che caratterizza l’espressione, Anastacia intitolava il suo secondo album in studio “Freak of Nature” – letteralmente “scherzo della natura” – come a voler sorridere dell’ironia della sorte di una voce nera, soulful e graffiante emanata dalle corde vocali di una ragazza bionda e dalla pelle bianca come il latte.

Di meravigliosi freaks of nature, nella storia della musica, ve ne sono tanti. Su tutti Michael McDonald, cantante e tastierista che ha fuso la miglior tradizione Motown con il classic rock dei Doobie Brothers, o Bobby Caldwell – biondo con gli occhi azzurri – che sulla copertina dell’album di debutto appare in penombra per farsi beffe di chi, prima di vederlo suonare dal vivo, lo credeva afroamericano. Altri casi illustri quelli di Mick Hucknall, voce dei Simply Red, o del duo composto da Hall & Oates. La lista di chi, bianco come la luna, ha saputo interpretare musica nera da nero, al punto da indurre qualcuno a coniare l’espressione “blue-eyed soul”, potrebbe continuare a lungo.

Ultimo, in ordine cronologico, di questi scherzi della natura è Paolo Nutini: un ragazzo di ventisette anni, scozzese di padre toscano, bianco ma nero, britannico ma americano, giovanissimo ma squisitamente retrò. Con quel graffiato caldo e profondo che ad occhi chiusi ricorda i timbri vocali di Otis Redding, Al Green e – di tanto in tanto – Marvin Gaye, Paolo Nutini si è imposto sin da adolescente – These Streets, album di debutto, è uscito quando aveva appena diciannove anni – come punto di riferimento artistico di quel movimento di nostalgici del sound acustico, intenso ma delicato, dei giorni d’oro della Motown.

Nell’era del suono plastico, artificiale e manipolato all’eccesso, Paolo Nutini incarna l’ideale del soulman (ma anche del soft rocker) fuori tempo (e luogo) massimo. Seppur britannico, per ragioni anagrafiche il cantante di Paisley non è vissuto nella generazione del Northern Soul che ha influenzato quei grandi interpreti del soul bianco d’oltremanica come Paul Weller e i Simply Red. Eppure, sin dall’album di esordio, l’opera di Nutini sembra aver assorbito come una spugna le sonorità di Smokey Robinson, il blues del Delta, il folk di Bob Dylan, il rock’n’roll più acustico, il soft-rock 60s e 70s (Doobie Brothers, appunto, ma anche Chicago, America, Boston). Merito del papà toscano follemente innamorato di quella musica, ma anche di uno scherzo della natura come ne sono riusciti pochi altri.

Controcorrente rispetto a certo mainstream che ha fatto del vintage un concetto sterile, patinato, omologato e in voga tra chi colleziona vinili con lo stesso spirito con cui avrebbe portato spalline e capelli cotonati negli anni ‘80, nella musica di Nutini nulla è forzatamente d’epoca: il tutto è frutto di un’identità sonora costruita su esperienze d’ascolto genuine. “What you see is what you get”, direbbero gli americani. Perché quel sound ruvido ma mai crudo, quegli arrangiamenti essenziali ma mai scarni, suonano naturali come un 45 giri di Al Green.

Consistono esattamente in questo la cifra artistica e l’apporto positivo del soulman scozzese ad un’industria discografica che, troppo spesso, fallisce sia nel tentativo di andare avanti che in quello di guardarsi alle spalle. Esempio calzante di questa attitudine positivamente atipica è il nuovo Caustic Love, uscito ad aprile, che riesce a suonare “loud”, spesso, cristallino – in una parola, contemporaneo – senza mai snaturare un’anima che affonda le radici in quell’età dell’oro che furono gli anni ‘60.

Dal vivo, poi, il carattere nero e graffiante della voce di Nutini mette in risalto tutte le sue tinte e stupisce anche di più, soprattutto nei pezzi riproposti in versione acustica. Vi sarà occasione per ammirare questo giovane miracolo scozzese all’opera il 19 luglio all’Ippodromo di Capannelle, nell’ambito dell’ormai tradizionale appuntamento estivo con il Rock In Roma. Se è vero, come rivendicano i Kings of Convenience, che “quiet is the new loud”, Paolo Nutini propone uno spettacolo senza trucchi né effetti speciali, dove tutto quel che conta sono il musicista e lo strumento.

Paolo Nutini live al Rock in Roma

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