Pubblicato il: 3 Dicembre 2014

Pantani: la maglia nera della giustizia

Pantani

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C’è ancora qualcuno che dubita sul fatto che Marco Pantani sia stato vittima di un complotto? Direi proprio di no. Gli ultimi inquietanti sviluppi dell’indagine riapre una ferita a malapena cicatrizzata e squarcia la terribile maglia nera della giustizia italiana. Il giallo-Pantani si sta trasformando in una terribile macchinazione: come spiegare altrimenti tutti i peccati, gli errori, le omissioni e persino le messinscene di questa inchiesta giudiziaria? Per onestà intellettuale, non è possibile assistere impotenti ad una tale serie di incongruenze (eufemismo!) nella stessa indagine, peraltro doppia: da Madonna di Campiglio 1999 a Rimini 2004, dalla fine del mito alla fine dell’uomo-Pantani.
Vogliamo fare un esempio? Dalle irregolarità tecniche alla possibile manomissione dell’esame dell’ematocrito del Pirata quel sabato mattina a Madonna di Campiglio, alla vigilia della penultima tappa del Giro d’Italia ’99, fino ai sospetti sulla morte di Pantani, avvenuta nello squallore del Residence Le Rose di Rimini, il giorno di san Valentino 2004: l’orario sbagliato della morte, gli infermieri del 118 che non hanno mai visto la cocaina e non sono mai stati ascoltati dagli inquirenti, il video interrotto della Polizia, le posate rovesciate e il lavandino divelto, poi rimessi a posto, l’orologio rotto e fermo alle ore 17 (ora diversa da quella presunta della morte), il bolo di cibo e cocaina immacolato nella pozza di sangue di fianco al braccio inerme di Pantani (come si vede in una foto agghiacciante), l’autopsia fatta male, i tessuti del Pirata gettati via (persino il cuore!), le voci di corridoio dal carcere, le soffiate da “scommettitore” a Vallanzasca sul “Pelatino che non finisce il Giro”, le inutili richieste di Pantani di chiamare i carabinieri perchè qualcuno lo stava infastidendo e il portiere dell’albergo, invece, non ha chiamato nessuno: insomma, l’evidente volontà di chiudere in fretta e furia il caso, con un esito scontato e già scritto: suicidio. Può bastare? Diremmo proprio di si.
Noi stiamo tutta la vita dalla parte di Mamma Tonini e del suo battagliero avvocato De Rensis: scoperchiare la verità è la loro missione. E il nostro desiderio. Per restituire il Pirata alla sua giusta dimensione. Di uomo e di campione.

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