Pubblicato il: 27 Gennaio 2016

L’uomo, la bestia, la virtù al Manzoni di Milano

Pirandello al teatro Manzoni di Milano. Va infatti in scena fino al 31 gennaio L’uomo, la Bestia, la Virtù una delle opere forse meno conosciute ma più graffianti del maestro siciliano.
Sul palco del teatro meneghino la comicità sempre riuscita e naturale di Jeppy Gleijeses accompagnato da Marianella Bargilli e da Marco Messeri coprotagonisti della divertente, ma nel contempo amara commedia.
E’ una rappresentazione messa in scena per la prima volta da Pirandello nel 1919, in tre atti ma risolta qui dal regista Giuseppe Dipasquale in due atti molto divertenti soprattutto grazie alle capacità da capocomico di Gleijeses che tiene le redini di tutto lo spettacolo.
La sinossi anche se comica narra di una storia raccapricciante soprattutto per i tempi in cui è stata scritta. Paolino (Gleijeses) intrattiene una tresca con la signora Perella (Bargilli) donna apparentemente virtuosa e piena di grazia e di purezza, trascurata dal marito, un capitano di marina che non c’è mai e che ha una doppia vita, che la gente chiama la bestia (Messeri).
Il quadretto perfetto che potrebbe anche durare all’infinito se non per l’inconveniente che la signora Perella rimane incinta di Paolino e ovviamente la situazione si complica. A questo punto le maschere cadono e i personaggi si rivelano per quello che sono.
Paolino da uomo pieno di morale cerca di ripristinare l’ordine iniziale. L’idea è quella di far passare il figlio del peccato come figlio legittimo della sua amante e di suo marito frutto di una rara notte d’amore in cui il capitano torna a trovare la moglie. L’impresa per fare incontrare i due coniugi intimamente sembra complicata visto che non accade mai, il capitano rifiuta rapporti sessuali con la moglie, ma la notte che Paolino aveva programmato di concedere la sua donna all’alcova del legittimo marito qualcosa va storto, e l’incontro che doveva rivelarsi fugace e sbrigativo si dimostra molto appassionato, trasformando la bestia in un amante attento e la virtù nell’esatto contrario.
Le scenografie sono essenziali e richiamano le atmosfere di inizio novecento, come significativo è il gusto per il grottesco dell’abito e l’estetica del trucco spalmato per l’incontro con il marito della signora Perella. Paolino poi indossa giacca e panciotto trasparenti, inesistenti, che gli danno un tono che non merita. L’uomo, la bestia e la virtù dimostra come sia ancora possibile parlare al pubblico di oggi attraverso le parole di Pirandello: un lungo, divertentissimo momento, utile a ricordarci che il lupo perde il pelo, ma non il vizio.

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