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Pubblicato il: 13 maggio 2018

L’impressionismo di Monet nuovamente protagonista al Complesso del Vittoriano

Già diverse volte nel corso degli anni il Complesso del Vittoriano ha ospitato capolavori artistici appartenenti alla corrente impressionista.

Non sorprende, pertanto, che il Museo abbia voluto organizzare una mostra monografica su colui che è considerato il fondatore del movimento, ovvero Claude Monet. L’impressionismo, infatti, venne definito con questo termine dai critici d’arte prendendo spunto dal famoso quadro del pittore “Impressione – sole nascente”.

Prima di arrivare alle sale dove è possibile ammirare le 60 opere del maestro provenienti dal museo Marmottan Monet di Parigi, i visitatori vengono letteralmente “immersi” nei meravigliosi paesaggi naturalistici per i quali egli è ricordato: in un lungo corridoio sono stati installati su ogni lato dei grandi pannelli multimediali su cui compaiono a rotazione le immagini delle composizioni dell’artista.

Passando alla rassegna vera e propria, vengono proposte per prime delle caricature risalenti alla fine degli anni 50 dell’Ottocento e i ritratti dei figli di Monet, attraverso i quali egli si prefisse di riprodurre non tanto il loro aspetto reale bensì un particolare gioco di accostamento dei colori. Il suddetto obiettivo, del resto, è stato perseguito anche nella realizzazione delle tele con paesaggi o con fiori e alberi. In aggiunta, un’ulteriore caratteristica che accomuna tutte le opere presenti è che un tempo erano state conservate da Monet nella sua ultima casa a Giverny: solo in seguito il figlio Michel decise di donarle al Marmottan.

Continuando lungo il percorso espositivo, si incontrano degli splendidi paesaggi invernali come “Il treno nella neve. La locomotiva” (1875), nonché scorci di vedute urbane non solo di Parigi ma anche della nebbiosa Capitale inglese: “Londra. Il Parlamento. Riflessi sul Tamigi” (1905) rende al meglio tale clima atmosferico.

Non manca neppure un paesaggio dedicato alla nostra nazione: “Il Castello di Dolceacqua” (1884) è il risultato di un viaggio che Monet fece in quel periodo in Liguria.

Qui i contorni dei vari elementi del quadro sono senza dubbio più definiti e le tonalità più vivide: l’effetto finale, di conseguenza, è differente da quello di altri paesaggi dalle pennellate più sfumate.

Attraggono ugualmente l’attenzione del pubblico, poi, le tele di grande formato incentrate sulle piante acquatiche delle emerocallidi e delle ninfee. Solitamente nell’Ottocento quadri così grandi raffiguravano scene di importanza storica o nobili che si facevano ritrarre su commissione. Monet, al contrario, sceglie delle semplici piante in mezzo all’acqua, i cui riflessi sono trasposti nella solita modalità impressionista.

Tutti questi approfondimenti vengono trattati anche durante le visite guidate che ogni giorno vengono organizzate dal museo (durata di 75 minuti circa).Vengono proposte anche delle visite specifiche per gli studenti di scuole secondarie, primarie e dell’infanzia, nonché un divertente laboratorio didattico per i piccoli intitolato “Il ricettario di Monet”.

Per maggiori informazioni sugli orari e i costi, contattare l’infoline 06/8715111 o visitare il sito www.ilvittoriano.com.

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