Pubblicato il: 12 Novembre 2013

“La farfalla granata” non vola in tv!

Il Gigi Meroni della fiction Rai

Il Gigi Meroni della fiction Rai

Un’occasione mancata. C’era grande attesa per la fiction La farfalla granata per la regia di Paolo Poeti dedicata al talento infinito di Gigi Meroni, l’ala del Torino degli anni ’60, tragicamente scomparso ad appena 24 anni. Innanzitutto, la ricchezza del personaggio e le infinite parentesi socio-culturali che inevitabilmente si aprono nel raccontare l’Italia dell’epoca, avrebbero suggerito di diluire la storia in due puntati per non limitarsi a sfogliare superficialmente una storia intensissima. Non ci si poteva attendere una ricostruzione fedele sul piano strettamente calcistico e non era ovviamente questo il fine della produzione, ma alcune sbavature stridono fastidiosamente. Per esempio, lo stadio di Torino diventa una sorta di “vestito” per tutte le stagioni facendosi passare all’occorrenza per Marassi e San Siro mentre i tifosi granata possono ragionevolmente lamentarsi nel vedere sventolata una bandiera prodotta soltanto vent’anni dopo una delle partita menzionate. Non mancano le chicche come il filmato d’epoca del gol di Meroni all’Inter e alcune battute tipiche del Paron Rocco interpretato da Francesco Pannofino, ma si avverte l’assenza una disamina accurata sulle contraddizioni del Belpaese.

Gigi Meroni, ala del Torino

Gigi Meroni, ala del Torino

Nel film, l’anticonformismo del campione appare mal digerito soltanto dal tecnico della nazionale Fabbri, quando vi era una parte importante di stampa e opinione pubblica troppo bigotta per apprezzare i cambiamenti e le svolte sociali che caratterizzeranno quella fase cruciale. Manca la stessa capacità di astrazione che invece traspare nel libro omonimo di Nando Dalla Chiesa: la pellicola non risulta graffiante quanto stucchevole, persino un po’ facilona nel riproporre – banalizzando – i sussulti emotivi della vita personale di Meroni. Volendo estendere il concetto, verrebbe da chiedersi come mai gli aspetti sociologici e psicologici peculiari delle storie dello sport da noi vengano spesso ridotti a parodie o a fiction buone per la tv senza trovare l’interesse di importanti produzioni dell grande schermo. Dall’altra parte dell’oceano, non si contano gli esempi di star hollywoodiane che si siano cimentate con pellicole di questo filone in pellicole ambiziose (da Al Pacino in Ogni maledetta domenica a Gene Hackman in Hoosiers, da Kurt Russell in Miracle a Denzel Washington in Hurricane, senza dimenticare Roberto De Niro in Toro Scatenato). In Italia dobbiamo accontentarci di cult comici come l’ Allenatore nel pallone o fiction pensate esclusivamente per il pubblico televisivo. E allora si capisce, come le occasioni mancate siano davvero tante.

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