Pubblicato il: 13 Dicembre 2013

Il lago dei cigni, un magico presagio del Natale al Brancaccio di Roma

Il lago dei cigni

Il lago dei cigni

Nonostante i suoi 136 anni e le infinite rivisitazioni, Il lago dei cigni rimane il balletto più apprezzato e amato da grandi e piccini perché cattura tutta la gamma delle emozioni umane: speranza e disperazione, terrore e tenerezza, melanconia ed estasi. Composto da   Pëtr Il’ič Čajkovskij per il Balletto dei Teatri Imperiali di San Pietroburgo, si basa su un’antica fiaba tedesca, Der geraubte Schleier (Il velo rubato), seguendo il racconto di Jophann Karl August Musäus. Narra la meravigliosa ed eterna storia d’amore tra un principe, Sigfried, e una fanciulla, Odette, trasformata in cigno dal perfido mago Rothbart. L’incantesimo sarà spezzato solo quando un uomo, che non ha mai  dichiarato ad altre donne la sua fedeltà, le giurerà il suo amore. Con un sortilegio il malefico Rothbart trasforma la figlia Odile in Odette e Siegfried le giura fedeltà mettendole l’anello al dito; ma capito presto l’inganno, il principe corre al lago da Odette ormai morente. A questo punto la versione originale prevede un finale triste: Siegfried tenta di salvarla, ma una tempesta si abbatte e il lago dei cigni inghiotte con le sue acque i due amanti. La bufera si placa e sul lago, tornato tranquillo, appare un gruppo di candidi cigni in alto volo.

Ma dopo la Rivoluzione del 1917, e soprattutto nel periodo stalinista, anche i protagonisti dei balletti dovettero essere assimilati al concetto di eroi positivi e il finale  venne modificato. Nella versione di Vladimir Bourmeister del 1953, dopo un combattimento tra Rothbart e Siegfried, quest’ultimo riesce a sconfiggere il mago , Odette riprende le sue sembianze umane e i due amanti possono così finalmente coronare il loro sogno d’amore.

Il teatro Brancaccio di Roma, in vista del Natale, ha fatto un regalo a tutti gli appassionati del balletto classico ospitando una delle compagnie più apprezzate in tutta Europa, “La Classique” di Mosca, fondata nel 1990 dalla stella del Bolshoij Nadjesda Pavlova e attualmente diretto da Elik Melikov (disegnatore passato al teatro quando la Perestrojka di Gorbaciov gli permise di erigere un laboratorio per la produzione di costumi, scarpette da ballo, attrezzature, scenografie e decorazioni).

La compagnia ha in repertorio tutti i grandi capolavori del balletto, dalla emozionante Trilogia di Čajkovskij (Il lago dei cigni, Lo schiaccianoci e La Bella addormentata) a Giselle, Cenerentola, La Bayadère, Paquita, Don Chisciotte e Coppelia. E’ inoltre ricca di talenti e annovera circa cinquanta elementi di elevato rango, provenienti dalle migliori scuole e accademie, dal Bolshoij di Mosca, dal Kirov di San Pietroburgo, dai Ballets Theatres di Kiev e Odessa, diretti da Alexander Vorotnikov coreografo e maître de ballet.
Fra tutti spicca la splendida ètoile Nadeja Ivanova, ballerina dalle superbe qualità fisiche e dall’ottima padronanza tecnica: dopo il diploma con lode alla Scuola di Danza dell’Opera di Perm, ha danzato con il Teatro dell’Opera di Ekaterinburg e con il Balletto Nazionale Russo ed ha meritato premi ambiti come il Prix de Lausanne ottenuto nel 1998.

Dopo questa breve parentesi sul balletto e sulla compagnia, andiamo ora ad analizzare lo spettacolo de Il lago dei cigni. All’apertura del sipario rimaniamo tutti sorpresi: di forte impatto visivo sono infatti le scenografie (di Evgeny Gurenko), molto colorate quelle utilizzate per la rappresentazione degli interni del palazzo reale, ed eteree e diafane, quasi impalpabili, quelle che rappresentano il lago di notte che riescono a creare un’atmosfera d’incanto, grazie anche al sapiente uso delle luci (di Sergej Yurkin), semplici ma di grande effetto.

Splendidi anche i costumi realizzati proprio da Melikov, curati nei minimi dettagli e di ottima fattura; molto vivaci ed eleganti in particolare quelli del divertissement (le danze folkloristiche del terzo atto), ma in generale sempre nel rispetto della tradizione.

Anche la compagnia moscovita, come la maggior parte delle compagnie di danza, basano l’allestimento sia dal punto di vista coreografico che musicale sulla versione creata da Marius Petipa e Lev Ivanov per il Balletto Imperiale, presentato la prima volta nel 1895 al Teatro Imperiale Mariinskij, a San Pietroburgo. Lev Ivanov realizzò i celebri ed eterei “atti bianchi”, ovvero il secondo e quarto atto, in cui gruppi di cigni si muovano, creano immagini incrociandosi e snodandosi, formano stormi in volo e assumono pose e portamenti che richiamano quelli di veri cigni.

La storia inizia quasi in medias res: è stata infatti eliminata tutta la pantomima iniziale, con l’effetto sì di rendere più agile il ritmo dello spettacolo, ma anche di non esplicitare il perché e il come le fanciulle siano state trasformate in cigni.

Per ciò che concerne i ballerini, nulla da dire per gli ensemble e per gli atti bianchi (in cui le architetture geometriche sono state alleggerite da eccessivi manierismi ottocenteschi): tutti si muovono all’unisono con impeccabile coordinazione (come nel celebre Pas de quatre). Meno precisi invece negli assoli, con qualche sbavatura soprattutto nelle pose finali. Unica eccezione “il giullare” (E.Migunov) assolutamente impeccabile, espressivo e molto divertente, tanto da strappare più di un sorriso in sala.

Alexandr Tarasov, nel ruolo fondamentale del principe, è appena una comparsa: lo si può apprezzare solo in una piccola variazione del terzo atto, peraltro poco spettacolare e ancor meno incisiva.

Nadeja Ivanova è dotata veramente di doti fisiche eccezionali (belle gambe, bella apertura e soprattutto bei piedi), di un’ottima tecnica che sfoggia con maestria quando esegue il ruolo di Odette, ma pecca molto nell’interpretazione di Odile non riuscendo  a rendere la dicotomia tra Cigno Bianco e Cigno Nero, tra Bene e Male, tra purezza e passione. La sua mimica facciale è infatti identica nei due ruoli risultando così fredda, algida, poco passionale. Tutt’altro che perfetta anche l’esecuzione: da dimenticare i micidiali 32 fouettés en tournant.

Nel complesso però è uno spettacolo convincente, che sa ancora stupire; peccato che il teatro non abbia registrato il sold out, ne sarebbe valsa la pena! La Classique, nonostante la sua giovane età, è un’ottima compagnia e sicuramente spicca tra i numerosissimi corpi di ballo russi itineranti.

Ma è lecito sperare che presto opere come Il lago dei cigni raggiungano il tutto esaurito: il consiglio è di non perdersi le future esibizioni, anche perché il prezzo dei biglietti è assolutamente abbordabile e accessibile a tutte le tasche.

Il Lago dei Cigni al Teatro Brancaccio di Roma

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