Pubblicato il: 19 Maggio 2014

Cerci , Gerrard , Benfica : quando il calcio si diverte a essere cattivo

Cerci in lacrime

Cerci in lacrime

Anche senza saperlo, la storia di Alessio Cerci è completamente, maledettamente granata. E’ la storia di un club abituato a soffrire e che dopo ogni caduta rialza la testa con ancora più orgoglio. E’ la storia di un ragazzo che vive la migliore stagione della carriera, che si merita la convocazione in nazionale, che sospinge con i gol del “gemello” Immobile i granata a sognare l’Europa e che sbaglia il rigore all’ultimo minuto dell’ultima partita contro una squadra che non aveva nulla da chiedere all’epilogo del campionato.

Le lacrime di Cerci racchiudono il bello e il brutto del calcio. In esse si rintraccia tutta la crudeltà di uno sport che ti porta a sentirti il responsabile per il mancato raggiungimento di un obiettivo che il tuo gruppo si era praticamente conquistato con mesi di lavoro. Ma c’è anche tutta la genuinità di uno sport che può essere commerciale, macchiato da ogni scandalo, che può avere protagonisti spesso maleducati e viziati e che nonostante tutto mostra tutta la delusione e i sensi di colpa di chi ha preso per mano una squadra e che l’ha lasciata a piedi quando tutto sembrava perfetto. Ci vorrà un pò, ma Cerci si consolerà con tutto l’affetto del popolo granata: lo stesso che non perdona mancanza di passione, ma che è pronto ad immolarsi quando vede un beniamino credere al colore della maglia che indossa.

E fa un certo effetto che Torino e Benfica si siano unite in gemellaggio nel ricordo della tragedia di Superga vivendo un finale di stagione sinistramente simile. Il Benfica strameritava l’Europa League e ha dovuto arrendersi alla maledizione di Bela Guttman, il Toro aveva fatto tutto il possibile per tornare sul palcoscenico continentale ritrovandosi con la beffa del sorpasso all’ultima giornata accompagnata al rimpianto di non aver colto l’occasione per il controsorpasso all’ultimo minuto.

C’è un filo rosso che collega la storia di Alessio Cerci a quella di Steven Gerrard. Il capitano del Liverpool che ha dedicato una carriera ai reds dopo il dramma familiare di Hillsborough, che ha inseguito lo scudetto per una vita e che quando sembrava sul punto di raggiungerlo, ha visto sfumare il proprio sogno scivolando maldestramente come non gli era mai capitato prima e come non gli capiterà in futuro. Cerci, Gerrard e Benfica conviveranno con la malinconia di chi pensa a ciò che poteva essere e non è stato. Avranno, però, il conforto di sapere che chi ama per davvero il calcio non condannerà mai chi riesce a vivere il gioco con la stessa passione assumendosi responsabilità agonisticamente drammatiche come quella di presentarsi sul dischetto del rigore all’ultimo minuto.

Il calcio sa essere cattivo,  ma spesso restituisce il maltolto. A volte basta aspettare…

Cerci : un rigore maledetto. Ma non mancano i precedenti

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