Pubblicato il: 10 Gennaio 2014

Billy Joel con The Stranger tra i 100 album più belli di sempre

Gli album più belli di sempre : The Stranger di Billy Joel

Gli album più belli di sempre : The Stranger di Billy Joel

Gli album più belli di sempre: Billy Joel con The Stranger

Per trasformare un grande artista in una star meritevole di un posto nella Walk of Fame di Hollywood non basta un talento espresso a corrente alternata, con lavori di qualità che stentano però ad affermarsi a livello discografico. Serve un album di incoronazione, un’opera magna. In molti casi, anche in presenza di un talento cristallino e indiscusso, il grande balzo nelle vendite e nella popolarità stenta per anni ad arrivare, finché il vero genio dell’artista non si incarna in quella visione che cambia il corso di un’intera carriera, l’album per cui tutti lo ricorderanno nei decenni a venire.

A metà degli anni ’70, Billy Joel sembrava ormai destinato a quella marchiatura a fuoco riservata, da parte di critici e discografici, alle eterne promesse che invecchiano senza riuscire a centrare il bersaglio. La casa discografica iniziava ad essere stanca dei profitti piuttosto magri che raccoglieva a fronte di investimenti importanti nel “piano man” newyorkese, e la stampa non mancava di sottolineare il suo disappunto per lavori di buona fattura ma privi di quegli ingredienti necessari a fare di un buon album un grande successo.

Quel che era mancato fino a quel momento, probabilmente, erano canzoni davvero capaci di fare la differenza, o forse una produzione superlativa che esaltasse il talento compositivo di Joel. Nel ’77, però, entrambe le condizioni sembravano essere finalmente soddisfatte e il piano man era pronto a tirar fuori conigli dal cilindro. E’ con la produzione del compianto genio di Phil Ramone – scomparso lo scorso marzo a 79 anni – e con le composizioni di Billy Joel che iniziano a funzionare sul serio che si approda al successo vero, quello che arriva una volta nella vita. Esce “The Stranger”, il disco che fa la differenza, l’album di “Just The Way You Are”, una delle canzoni più vendute, esaltate e coverate della storia della musica.

Il tocco di Ramone si fa sentire già nel sound del pezzo che si fonderà per sempre nell’immaginario collettivo con il nome di Billy Joel. “Just The Way You Are”, nella produzione, poteva prendere la piega dell’ennesima ballata per pianoforte banale e dalle sonorità già ripetute allo stremo in tante altre composizioni di quell’era. Al contrario, nell’arrangiamento, di quel pianoforte acustico che Billy Joel, fosse stato solo, avrebbe impiegato in dose massiccia, non c’è nemmeno traccia. Al suo posto fa un ingresso trionfante il piano elettrico: un Fender Rhodes affinato alla perfezione, iconico, riconoscibile all’istante tanto quanto la batteria di “Billy Jean” di Michael Jackson o il Mellotron di “Penny Lane” dei Beatles, effettato con un chorus e un flanger che suonano meravigliosamente bene, come forse non suoneranno più fino all’uscita, tre anni più tardi, di “Goodbye Stranger” dei Supertramp. Poi il coro di sottofondo, la chitarra acustica con una leggera pennata in levare, la batteria dal suono jazzistico e dal ritmo sincopato, quasi come si trattasse di una bossa nova, e quel solo di sax immancabile ma tutt’altro che scontato, che non poteva trovarsi a suo agio più di così in un arrangiamento “smooth”.

Liriche intelligenti (“Scenes From An Italian Restaurant”), trovate armoniche altrettanto originali e accattivanti, chitarre elettriche che anche quando suonano rock (“Movin’ Out”, “The Stranger”) scivolano come seta. Per ascoltare un album rock solista così sofisticato, innovativo, venato di jazz e di soul, velatamente ironico, notturno e urbano nelle atmosfere, bisognerà attendere il 1982, con l’uscita di “The Nightfly” di Donald Fagen, al debutto solista durante il periodo sabbatico dei suoi Steely Dan.

The Stranger” ha ridefinito il concetto di ballata (impossibile dimenticare l’intramontabile She’s Always A Woman) e di piano rock; ha contribuito ad affermare con decisione il fenomeno “adult contemporary”, quel pop d’autore elaborato, venato di musica colta, sofisticato come una bottiglia di champagne. E’ una pietra miliare in quel magnifico mondo popolato da artisti del calibro di Elton John, Elvis Costello, Paul McCartney, Burt Bacharach, James Taylor, Boz Scaggs, il già citato Donald Fagen, Michael McDonald e tanti altri.

Dopo “The Stranger”, la carriera del piano man continuerà coronata da tanti successi di pubblico e di critica, capace di sfornare, di tanto in tanto, veri e propri inni, come “Uptown Girl”, 1983. Tuttavia, l’incredibile successo di vendite di “The Stranger” rimarrà ineguagliato nella parabola artistica del ragazzo del Bronx. Rolling Stone l’ha piazzato al settantesimo posto della sua lista dei migliori 500 album di sempre. Forse, nel prossimo aggiornamento della classifica, un balzo in avanti di una ventina di posizioni sarebbe da considerare.

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