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E se l'Inter si meritasse più di Mourinho?
Pubblicato in: Sport
di Roberto D'Ingiullo - 21 Febbraio 2010

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Ma siamo sicuri che Mourinho meriti di allenare l'Inter? Dopo aver assistito alla serata di follia collettiva con la Sampdoria, la domanda non è tecnica ma neppure provocatoria. Magari i più scalmanati si saranno esaltati nel vedere la propria squadra resistere anche in nove uomini sfiorando persino il successo con la clamorosa occasione fallita da E'too nel finale. La squadra ha dimostrato una condizione fisica invidiabile ed un'organizzazione difensiva eccellente - in questo i meriti di Mourinho sono evidenti - concedendo agli avversari soltanto cross dagli esterni sapendo di poter contare su un'imbarazzante supremazia nel gioco aereo. Per chi ha visto i filmati dell'epoca, si può azzardare un parallelo con il Mohammed Alì del 1974, quello che sgretolò le certezze di un picchiatore come George Foreman rimanendo per sei riprese con la guardia chiusa ad oscillare ritmicamente sulle corde per attutire con successo la violenza dei colpi del rivale.

C'è però un particolare che non può essere tralasciato. L'Inter non è finita in doppia inferiorità numerica per una punizione divina o per un cinico tiro del fato. I cartellini rossi sono figli dell'incomprensibile isteria che ha colpito i nerazzurri. E ad essere più precisi, a lasciar qualche perplessità non sono tanto le espulsioni comminate a Samuel e Cordoba, quanto quelle risparmiate. Perchè se è vero che la coppia centrale è stata punita secondo regolamento ( e forse Cordoba poteva essere allontanato anche prima), in altre occasioni il fischietto di Terni è stato fin troppo indulgente. Non ha sanzionato un intervento scomposto di Muntari al primo minuto, un'entrata a ginocchia alte da rosso diretto di Stankovic al secondo, ha graziato Milito - per il resto autore di una gara monumentale - per una tacchettata volontaria su Palombo ad inizio ripresa. Chi l'ha detto che dopo un'espulsione, scatti automaticamente l'immunità per i compagni? La Juventus nella Champions 2000/2001 finì giustamente in nove contro l'Amburgo (la gara della "prima" testata di Zidane) e nel match successivo contro il Panathinaikos; i coreani dei Pohang Steelers hanno chiuso in otto il match diretto da Rosetti contro il Velez nell'ultimo mondiale per club.

Appurato che l'arbitraggio di Tagliavento è stato tutt'altro che scandaloso, rimane irrisolto il quesito sul perchè di tanto nervosismo. L'Inter è prima con un vantaggio ancora rassicurante e gode sugli avversari di un'inequivocabile superiorità tecnica e fisica. Nonostante questo, Mourinho non fa altro che recitare la battaglia dell'uomo solo contro tutti paventando complotti, scrutando venti nemici, ipotizzando oscuri disegni. Si è detto che anche questo faceva parte di una precisa strategia: proteggere la propria squadra isolandola; ora però il sottile meccanismo sembra essersi inceppato. Almeno sul piano disciplinare, i giocatori perdono di vista le loro responsabilità scaricando ogni colpa all'esterno. Un atteggiamento che degenera nel vittimismo risvegliando antichi tormenti nerazzurri e che impedisce di gestire serenamente anche le gare apparentemente più tranquille.

E sotto questo aspetto, Mourinho è il principale responsabile. In un anno e mezzo di panchina nerazzurra, ha trovato il modo per insultare allenatori, giocatori, giornalisti della carta stampata, dirigenti, commentatori televisivi. E' riuscito persino a battibeccare con simbolo della storia nerazzurra: quel "Che cosa fa Mazzola?" rimane una delle uscite più infelici degli ultimi anni, soprattutto se pronunciata da chi per rispetto per il club in cui lavora, dovrebbe togliersi il cappello prima di parlarne. Il gesto delle manette - non istintivo, ma assolutamente plateale a favore delle telecamere - fa toccare il fondo del buon gusto.

Potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso spingendo Moratti al divorzio a fine stagione. Perchè Mourinho sarà anche special, ma l'Inter non l'ha inventata lui e per quanto possa apparirgli strano, ci sono allenatori che sanno vincere con stile e classe.


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