Il romanzo, di rimando autobiografico, è più che altro una confessione di un intellettuale mai pigro, sveglio e iroso, pronto a sparare ad un tizio che affermava che "Se sei milioni di persone sono state uccise ci doveva pur essere un motivo" e lui in difesa e in memoria di quei sei milioni di ebrei uccisi durante l'Olocausto, sparò e finì in un tribunale di Palermo sommerso da scartoffie.
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Marek Hłasko
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"Bei ventenni" è una storia universale, di uno scrittore che non si è mai risparmiato per la sua parola. Contrariamente a "L'ottavo giorno della settimana", di recente pubblicato dalla stessa casa editrice, "Bei ventenni" è un romanzo scritto in prima persona che vive e annota il mondo sommerso di perdenti, sfruttati, di perseguitati che è la Polonia socialista. Ma che potrebbe benissimo essere qualsiasi altro paese. E' il ritratto di una gioventù piegata e soggiogata da opportunismi.
"Bei ventenni" è inoltre uno di quei libri che dovrebbe essere preso come manuale nelle scuole di scrittura, in questo stesso mondo dove "Non si ha diritto a essere sobri" e dove "Non si dovrebbe fare lo scrittore professionista prima dei 40 anni perché questi sanno che i palazzi si costruiscono col calcestruzzo perché l'hanno letto su qualche libro ma non sanno quanto costa un litro di latte".
Marek Hlasko
Bei ventenni
Traduzione di Anna Gogolin
Edizione LibriBianchi
16 euro