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A Roma vince l'amore dei nazisti gay danesi
Pubblicato in: Cinema, Speciale Festival del Cinema di Roma
di Andrea Tedeschi - 23 Ottobre 2009

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La locandina di Brotherhood
Un premio sorprendente a un film spiazzante. L'equilibrio alla fine si è spezzato, e il premio per il miglior film della quarta edizione del Festival internazionale del Film di Roma è andato a “Brotherhood” dell'italo-danese Nicolo Donato, coraggioso “Brokeback Mountain” in chiave scandinava se possibile più tormentato della storia dei cowboy a stelle e strisce. Sì, perché i due amanti in questione sono entrambi neonazisti ed ex soldati dell'esercito. Un film difficile, nato per ammissione del giovane regista per “trattare a modo mio l'omosessualità nel nazismo dopo aver visto un documentario in cui il tema era affrontato in modo molto sciocco. In fondo, io penso di aver fatto un film su un amore travagliato. Un po' come Romeo e Giulietta”. Alla pellicola è andato anche il premio Farfalla d'oro di Agiscuola.

Grande protagonista della cerimonia di chiusura (e ultimo a cedere le armi al film danese, a quanto ha fatto capire il presidente della giuria Milos Forman) anche “L'uomo che verrà” di Giorgio Diritti, che si è aggiudicato il Gran premio della Giuria e il riconoscimento del pubblico, particolarmente apprezzato dal regista. Il film sulla strage di Marzabotto aveva ricevuto in mattinata anche il premio “La meglio Gioventù” dalle mani del ministro Giorgia Meloni, mentre ad Alba Rohrwacher è andato il premio “10 e Lotto”.

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Sergio Castellitto
Quattro quarti di nobiltà per i premi ai migliori interpreti: è il caso di dirlo per la miglior attrice, Helen Mirren per “The Last Station”, classe da nobildonna inglese e simpatia sconfinata. Talmente umile da scrivere una intera lettera in italiano per ringraziare il pubblico nell'idioma locale. Miglior attore invece Sergio Castellitto per “Alza le mani” di Alessandro Angelini, omaggiato dalla sempreverde Senta Berger.

Due giurie, una composta da 29 ragazzi dagli 8 ai 13 anni e l'altra da 35 ragazzi dai 14 ai 17 anni scelti sul territorio nazionale, ha assegnato poi i premi della sezione Alice nella città. Il Premio Marc'Aurelio d'Argento Alice nella città sotto i 12 anni è andato a “Last Ride” di Glendyn Ivin. Il Premio Marc'Aurelio d'Argento Alice nella città sopra i 12 anni è stato assegnato a “Oorlogswinter” di Martin Koolhoven. Una Menzione speciale è andata inoltre a “Vegas” di Gunnar Vikene. Per il miglior documentario il premio è invece andato a “Sons of Cuba” di Andrew Lang. Menzione speciale sia a “Fratelli d'Italia” di Claudio Giovannesi che a “Severe Clear” di Kristian Fraga.

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Helen Mirren
In conclusione, una piccola nota di colore: si è detto tanto della guerra Venezia-Roma, dell'inutilità di tutti questi festival, della moltiplicazione dei fondi spesi. Certo, per accedere alla cerimonia di chiusura abbiamo dovuto affidarci ai santi (chi ce l'ha) o al caso. Tutto vero. Ma una cosa non si può negare a questa manifestazione romana: una splendida forza popolare, testimoniata dalla tanta gente che si è messa in fila per vedere tutti i film possibili. E dal gesto incredibilmente spontaneo di un Carlo Verdone che sul palco dell'Auditorium si è messo a baciare le mani di Meryl Streep come uno qualunque dei suoi milioni di fan. Cioè, quello che è. Mentre la diva riceveva sul palco il Marco Aurelio d'Oro alla carriera, emozionata come nel giorno della prima comunione. Avrà meno appeal, meno glamour, meno storia di Venezia. Ma fateci dire che questo Festival di Roma s'ha da fare. Ancora per parecchi anni.


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