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La pellicola è stata premiata con un plebiscito “per l'equilibrio tra una regia rigorosa e geniale e le tante emozioni che riesce a trasmettere, veicolate dall'interpretazione intensa della protagonista femminile. Inoltre per l'archetipo femminile della maternità, come difesa dalla sopraffazione supportata dalla solidarietà femminile”. Una Menzione Speciale va a Martina Gusman per la sua “Leonera”, alla sua capacità di immedesimazione psichica e fisica nel personaggio di madre.
Il Premio Speciale della Giuria è invece andato a Elève libre del belga Joachim Lafosse (Belgio, 2008) per il "coraggio con cui affronta in modo profondo, intelligente e estremamente rigoroso un tema difficile e scabroso come quello della pedofilia grazie a una sceneggiatura perfettamente calibrata con dialoghi asciutti ed essenziali". Menzione Speciale va a Jonas Bloquet, innocente come Tadzio in Morte a Venezia, per la sua capacità naturale, nonostante la sua giovane età, di interpretare con coraggio un ruolo di tale difficoltà.
Menzione Speciale a Wu sheng feng ling (Soundless Wind Chime) di Kit Hung (Hong Kong/Cina/Svizzera, 2008) “per il suo immaginario poetico che cattura l'amore che non conosce confini di spazio, luogo e tempo, per l'equilibrio costante tra sogno, realtà e colpi di scena abbinati a grandi emozioni tra la bellezza e la tristezza e perché sposa con successo il diverso punto di vista tra oriente e occidente”.
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Menzione speciale della sezione al film italiano Giorgio/Giorgia…storia di una voce di Gianfranco Mingozzi (Italia, 2008) “che ha immortalato la storia e il percorso artistico di una diva transessuale importante dello spettacolo italiano”.
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Menzione speciale di categoria a Même pas mort di Claudine Natkin (Francia, 2008) dove “Gelosia, perdita dell'innocenza e il lato più oscuro della scoperta di se stessi sono inerenti al genere queer, ma sono comunque vissuti da ognuno di noi: per la interpretazione così incisiva di Marty Simeon, guidata dalla regista Claudine Natkin, con stile maturo e rispettoso”.
Altro premio, il "Nuovi sguardi", premio che vuole riflettere l'evoluzione del cinema queer, segnalando lavori che, a prescindere dai temi trattati, sappiano utilizzare forme e linguaggi in cui il queer diventa una lettura del reale, assegnato dal comitato di selezione del festival Ricke Merighi, Davide Oberto, Cosimo Santoro è andato a Wu sheng feng ling (Soundless Wind Chime) di Kit Hung (Hong Kong/Cina/Svizzera, 2008) “per la capacità di mescolare il tempo, perché concilia mondi diversi, attraverso uno sguardo poetico e l'uso di una tecnica cinematografica in grado di dare sostanza visiva ai sentimenti”.
Ultimi, non per importanza, i premi assegnati direttamente dal pubblico che ha scelto come "miglior lungometraggio" proprio Wu sheng feng ling (Soundless Wind Chime) di Kit Hung (Hong Kong/Cina/Svizzera, 2008) e come "miglior corto" Tanjong Rhu (The Casuarina Cove) di Boo Junfeng (Singapore, 2008).
Un bilancio – nonostante gli incisi della crisi economica - decisamente in attivo per il 24° Torino GLBT Film Festival: oltre 230 titoli (tra lungometraggi, documentari e corti) proiettati negli otto giorni di festival, svoltosi nelle tre sale del Cinema Ambrosio (con le serate di apertura e di chiusura al Cinema Ideal Cityplex). Il pubblico ha affollato giorno e notte le tre sale dell'Ambrosio, ma sono stati soprattutto gli eventi di apertura e di chiusura a decretarne il successo con un duplice "tutto esaurito".
Un po' più numeroso dell'anno scorso, quindi, considerando che l'edizione del 2008 era stata di nove giorni e in più una serata di pre-apertura: si può parlare di un leggero aumento del 5%. Un totale di circa 35.000 presenze, con oltre duecento ospiti tra registi, attori, produttori e distributori arrivati da tutto il mondo per accompagnare i loro film e discuterne con il pubblico. Erano presenti inoltre centocinquanta accreditati tra stampa nazionale e internazionale, e oltre duecento operatori professionali e culturali.