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La passerella, si sa, sempre piace al personaggio locale. Venezia, che (si) vanta quarti di nobiltà che per ora Roma sembra non aver guadagnato, non è mai stata esattamente esente da starlette. Non è quindi un caso che sul tappeto rosso romano si siano scatenate le star del momento: i politici. Sindaco (Alemanno), ex sindaci (Rutelli + Palombelli), presidenti di Provincia e Regione Lazio (Zingaretti, fratello d'arte, e Marrazzo) e l'onnipresente Gianni Letta per il governo.
Presenza istituzionale, certo. E il cinema? Subito dietro, verrebbe da dire. Ma con tutto il rispetto per la madrina Margherita Buy (brava ma non proprio scintillante) e Danis Tanovic, venuto a presentare il suo “Triage”, tratto dal bestseller di Scott Anderson, per il debutto ci si aspettava qualcosa di più. Colin Farrell, protagonista della pellicola, non si è fatto vedere, mentre Paz Vega è diventata l'idolo dei fotografi con un abito sobrio, giusto in tono con la guerra del Kurdistan al centro del film: c'è chi ha commentato che, indecisa, sul da farsi, abbia scelto un vestito con la schiena nuda e lo spacco inguinale. Divisa da trincea.
Tentando di parlare della pellicola, “Triage” è un film che mantiene (quasi) tutte le buone promesse. Tanovic torna a parlare dei danni della guerra dopo “No man's land”, stavolta dalla parte dei reporter, testimoni certo, ma anche “vittime sopravvissute” di conflitti i cui traumi colpiscono in profondità. Tema interessante e originale a suo modo, alla portata del regista, che restituisce a Farrell un profilo "europeo" probabilmente mai visto. Un film tra la guerra e la morte, su quella sottile linea che spesso un colore può decidere di spostare. Crudo, spietato (forse eccessivamente), ma con il merito di aver dato almeno una sveglia a suon di bombe (ne bastavano anche meno) a un Festival del Cinema che aspetta ancora di fare colazione.