Pubblicato il: 28 Febbraio 2017

Al Piccolo Bellini ritorna la Danza: arriva Don Quijote

Quella di Don Quijote è una follia sana. Spinta da un impulso interiore che ne deforma la realtà, tanta è la voglia di cambiarla. Il “folle” cavaliere ci mostra il problema di fondo dell’esistenza, cioè la delusione che l’uomo subisce di fronte alla realtà, la quale annulla l’immaginazione, la fantasia, le proprie aspettative, la realizzazione di un progetto di esistenza con cui l’uomo si identifica. Non è quindi difficile immaginarci come lui, oggi. Eterni cavalieri che combattono quotidianamente con i mulini a vento di una società decadente. Il Coraggio di Don Quijote, si divide e si abbatte nell’opera di Cervantes che presenta nella prima parte un uomo che cerca di trasformare la realtà secondo i suoi sogni, mentre nella seconda si sente obbligato ad accettarla. Se nella prima parte Don Quijote si ingannava, nella seconda viene ingannato. Ciò rende più complesso il rapporto fra realtà e follia e invenzione in un gioco di specchi continuo.

L’uomo oggi, che sogna un mondo e una vita diversa dal coro, si veste di abiti e di una maschera per combattere il quotidiano,cercando di rendere migliore il mondo che lo circonda quantomeno mettendosi in lotta per denunciarne il declino. Ma è un uomo solo,folle per molti,che viene tenuto in disparte,emarginato. Il Don Quijote contemporaneo è un uomo che viene illuso, deluso,ingannato e si trasforma da sognatore ironico e spensierato in  un personaggio tragico, che prima di dichiararsi risanato e pentito, e dunque vinto, sul letto di morte, esclama, come un mistico: io sono nato per vivere morendo“.

Non muoia , signor padrone, non muoia. accetti il mio consiglio, e viva molti anni, perché la maggior pazzia che possa fare un uomo in questa vita è quella di lasciarsi morir così senza un motivo ,senza che nessuno lo ammazzi, sfinito dai dispiaceri e dall’avvilimento…”

E’ a queste parole,quelle che Sancho Panza rivolge al suo cavaliere errante in fin di vita,che Loris Petrillo si ispira per affrontare il suo nuovo lavoro coreografico. Un inno alla resistenza, al coraggio,un invito a rimettersi in piedi per combattere la delusione che si subisce di fronte alla realtà. Oggi come centinaia di anni fa,l’uomo si ritrova a subire una visione crudele della realtà che non ha spazio per l’immaginazione, la fantasia, le aspettative, la realizzazione di un progetto di esistenza con cui identificarsi. Da sempre l’uomo è stato costretto dalle vicende della vita a ripetuti compromessi, a sconfitte, a tristezze,ma con un pizzico di idealismo ogni folle potrebbe essere più savio di quanto si possa credere e scoprire,contro ogni apparenza, la vera essenza dell’esistenza.

Dal 3 al 5 marzo 2017, Piccolo Bellini

Don Quijote
testi Loris Petrillo

con Nicola Simone Cisternino, Yoris Petrillo, Adrien Ursulet/Sara Sguotti

Coreografia e Regia Loris Petrillo
Sperimentazioni sonore Loris Petrillo
Musiche Loris Petrillo, Minkus e Musiche Tradizionali
Consulenza drammaturgica Massimiliano Burini
Disegno luci Loris Petrillo
Testi Loris Petrillo
Distribuzione Yoris Petrillo
Organizzazione Lune Fè Magrini
Interpreti Nicola Simone Cisternino, Yoris Petrillo, Adrien Ursulet/Sara Sguotti

Durata 60 minuti

Produzione    AcT/Cie Twain 2015
Con il sostegno del MiBACT –  Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo
Con il contributo di OfficinaTwain 14/16 – Centro di Promozione Culturale del Territorio – Regione Lazio
In collaborazione con La Fabbrica dell’Attore/Teatro Vascello – Roma
Prima Assoluta Teatro Cantiere Florida/Versiliadanza – Firenze

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