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Pubblicato il: 22 febbraio 2009

La nuova sfida di Carolina Morace

Idee chiare, tanta voglia di rimettersi in discussione in un progetto ambizioso e un sogno a cinque cerchi da coronare. Carolina Morace ci racconta perchè ha accettato la panchina della nazionale femminile canadese: una scelta più facile di quanto possa apparire. E traccia un primo bilancio della sua nuova avventura.

La nomina a ct della nazionale canadese rappresenta l’inizio di un’avventura affascinante. Quali sono state le ragioni che l’hanno spinta ad accettare ed eventualmente quali l’hanno fatta esitare? Nessun motivo di esitazione, ho lasciato la Nazionale Femminile Italiana perchè non c’era alcun progetto di sviluppo. Ho accettato l’incarico perché credo in Canada ci sia un grosso potenziale di crescita

Il calcio femminile in Canada è una realta importante con una diffusione di tutto rilievo. Ciò inevitabilmente comporta anche maggiori attese. Quali sono gli obiettivi a breve o lungo termine? Gli obiettivi che mi sono stati chiesti sono una medaglia Olimpica e Mondiale, attualmente siamo all’11 posto del ranking mondiale della Fifa
Nel calcio maschile, la supremazia da sempre spetta alle formazioni europee o sudamericane.

Nel calcio femminile, come confermano i recenti mondiali under 20, si fanno strada realtà provenienti da ogni angolo del pianeta. C’è una ragione particolare (scuola calcistica, tradizione ecc.) oppure è una semplice coincidenza? Nel calcio maschile investono tutti i paesi e quindi partono tutti alla pari nel calcio femminile purtroppo, malgrado le sollecitazioni di Blatter non è così…

Spesso si dice che chi guida una nazionale deve essere più selezionatore e meno allenatore avendo meno tempo a disposizione rispetto ad una squadra di club. Eppure, chi la conosce, sa l’importanza che dedica all’aspetto tattico. Lei che ha vissuto entrambe le esperienze, ci può indicare le principali differenze? Il ruolo del CT nelle varie Nazionali sta cambiando e lo ha dimostrato Lippi nei Mondiali del 2006 cambiando sistema di gioco praticamente in ogni incontro. L’evoluzione del nostro ruolo in Nazionale ha portato ad una maggiore specializzazione tecnico tattica del nostro lavoro. La dimostrazione di questa evoluzione è la crescita tattica che hanno fatto diversi Paesi come il Galles gli Usa la Corea ecc. Allenare una Nazionale significa specializzarsi su ogni sistema di gioco e trovare esercitazioni altamente specifiche. E’ fuori dubbio che è più difficile data la mancanza di tempo a disposizione ma sicuramente più gratificante viste le competizioni internazionali a cui si partecipa.

Un grosso in bocca al lupo velato da un rimpianto: siamo così sicuri che un tecnico preparato e competente non potesse essere prezioso per il nostro calcio?

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